giovedì 25 agosto 2016

La felicità è un costrutto ligure

Ed era di Genova, Italia, e abitava a Genoa, Nevada. Questo, dal suo punto di vista, riassumeva buona parte della sua esistenza. A Genova ci era nato -col nome di Edoardo- e a Genoa ci era finito un quarto di secolo abbondante dopo quel prodigioso evento. Nel trasloco aveva rinunciato, sebbene non legalmente, a cinque settimi del nome proprio. Gli americani lo chiamavano, appunto, Ed. Era un nome decisamente comodo. A Genoa non c'era un cazzo. Mille anime scarse sul bordo sbrindellato del Nevada occidentale, dove il confine con la California faceva un angolo di 120 gradi (quelle frontiere surreali che solo i deserti sapevano generare). Tre ore di auto da Sacramento, dieci da quella Los Angeles da cui era fuggito dopo aver inseguito il vano sogno di diventare sceneggiatore, ottenendone solo pesci in faccia. A spingerlo sul bordo del lago Tahoe era stato il nome di quella città, che rievocava generiche nostalgie del mar Ligure, del quartiere Sturla, delle partite del Camogli. Di una vita precedente. Ma a Genoa non c'era un cazzo. Una Los Angeles in negativo. Non che gli piacesse poi molto, ma non aveva un altro posto dove andare.

Anche se ogni tanto tornava dagli Angeli e dai pochi amici che ci aveva lasciato. Una sera gli presentarono un'altra genovese: in quasi dieci anni di vita negli USA non aveva ancora mai incontrato una concittadina e si chiedeva spesso come fosse possibile. "Ed vive nella Flyover Country" le dissero presentandoli. Il concetto le era sconosciuto. Glielo spiegò quella sera, mentre cenavano. "Negli Stati Uniti vivono trecentoventi milioni di persone. Però la maggior parte degli statunitensi (Ed non diceva mai 'americani', notò lei. Lo considerava una barbarie lessicale, le disse) vive nell'area urbana di Los Angeles, nel sudovest, o di New York, nel nordest. Circa una persona su dieci abita lì, e in moltissimi vivono passando da LA a NY, o viceversa. La nazione in mezzo per loro non esiste, la vedono solo dai finestrini dell'aereo quando ci volano sopra per fare coast to coast. Dall'alto non appare altro che terra insignificante e disabitata, e io sono uno dei fantasmi che ci vive. Non è la fine del mondo, per carità. Ci sono grandi città anche all'interno, come Chicago o Dallas. Ma perlopiù è puro nulla e decidere di viverci è spesso un'idea coraggiosa.” “Tu per esempio: sei finito nel Nevada. Perché quest'idea assurda?" "Non avevo un altro posto dove andare." E riuscì a farla sorridere.


su ldcds

lunedì 22 agosto 2016

Psicostoriolinguistica estiva

Psicostoriolinguistica estiva. Per gli italiani, dai climi caldi e sangue latino, il camerino è "la stanza in cui ci si spoglia"; per gli inglesi, dai climi freddi e sangue anglosassone, diventa "la stanza in cui ci si veste". Lo stesso oggetto, ma descritto da due opposti mal conciliabili. L'incomunicabilità degli essere umani ha radici profonde anche nella sabbia. (PS: del tedesco ormai ho dimenticato tutto tranne "immer geradeaus dritte links" quindi non mi azzardo a tentare una traduzione, ma così ad orecchio sono ragionevolmente certo che ci sia qualche richiamo all'annessione della Polonia).



domenica 17 luglio 2016

Il tunnel dello scrobbling

Ho una tremenda nostalgia dei tempi in cui last.fm funzionava.

Ero un retrogrado

Opo: Dai passami 'sta foto
Nicola: E come faccio? Ce l'hai Whatsapp?
Opo: No
Nicola: E allora? Te la mando per email? No, mi rifiuto. Comprati un nuovo cellulare, non te la mando per email. Solo i dinosauri usano ancora le email.

martedì 26 aprile 2016

Come e perché Il paesaggio marsupiale continua a vegetare.

Prima ci fu l'Opossum's World su MSN Spaces, abbandonato quando MS peggiorò il motore del sito. Poi Tracecontour su Splinder, chiuso col fallimento dell'host. Infine Il paesaggio marsupiale: il qui ed ora.
I blog sono fondamentalmente poco utili. Ancora sulla prima incarnazione di questo spazio avevo scritto qualcosa al riguardo, giungendo a stabilire che quelli che veramente hanno qualcosa da dire sono decisamente in minoranza. I blog "personali", come questo, sono fuffa prodotta ad uso e consumo degli stessi autori e dei pochi amici disposti a seguirli ed aspettare che per caso o per sbaglio salti fuori qualche contenuto interessante.
I miei blog personali sono sempre nati col piede sbagliato, e c'era dell'intenzione in questo. Se non tratti argomenti specifici saranno ben pochi a trovarti nel mare magnum della rete, a meno di non farti pubblicità. E di pubblicità non me ne sono mai sostanzialmente fatta, anzi, ho sempre scoraggiato la gente a venire qui. Non perché non mi interessasse avere lettori, ma perché volevo che ci venissero solo quelli realmente interessati ai miei contenuti... che però hanno sempre latitato. Alla fine sono rimasto solo io, unico abitante del mio regno come il re puntiforme di Flatlandia.

In un internet sempre più 2.0 il destino dei blog è incerto, tantopiù per quelli personali. Benché relativamente poco attivo su Facebook, anch'io ho progressivamente abbandonato Opossum's Landscape; e diverso materiale che in altri tempi sarebbe stato destinato qui ha trovato vita più comoda sui social. Così qui si respira un'aria più polverosa, e le crepe nei muri si allargano, e non trovo la voglia di ripararle. Almeno per un po' comunque non chiuderò il paesaggio marsupiale, a cui sono affezionato; ma i tempi sono grami, e qui eccezione non si fa.

martedì 8 marzo 2016

Uomini e rondini


Ora si è davvero chiusa un'era.

domenica 6 marzo 2016

sabato 23 gennaio 2016

Veranno le oloturie e ci spiegheranno l'amore

Skywolf: Ho creato un Asocial Network, un posto per gente come noi.
Opossum: Un posto per gente diversa, un po' pazzoide, di quelli che in discoteca al sabato tirano fino all'una di mattina e trincano latte a più non posso. In prima fila al cinema, all'ultimo posto in fila alle poste, allo stadio durante gli scontri con la capolista si chiudono nel cesso e ci danno dentro coll'asciugamani ad aria calda. Quella gente che la incontreresti sul tram mentre vai a divertirti in centrocittà al sabato pomeriggio e invece non la incontri perché stai da solo in salumeria a formattare i floppy 5,25". Quella gente lì, ecco. Quella gente lì che chiedeva a gran voce un posto di aggregazione su misura, tipo oratorio ma senza entropia.
Skywolf: zio caro ho letto quasi niente, solo fino a oratorio. potevi almeno infilarci un concetto di fisica per renderlo più appetibile no?!
Opossum: La tua amata "fisica" è sciapa e superata. Il futuro è nel FONDAMENTALISMO CATTOLICO PER LE MASSE e nell'UMANESIMO RADICALE.
Skywolf: SI', ma QUANTISTICI!
Opossum: Sì, ma quanti stitici.
Skywolf: Simantec Autistici.
Opossum: Semantica caustica.
Skywolf: Semantica causale.

Sigislove: ormai Opo RE dei social NETUORC.
Opossum: Eu sou o rei. Lo griderò ai quattro venti di scirocco, libeccio, tramontana e boaren. Perché apprezzo il titolo benché non lo meriti, ma lo apprezzo perché non lo merito.

La gangrena gassosa è la benzina dell'amore.

Il mio supereroe preferito è Braccobaldo Bau.

Malattie subdole sessualm
ente trasmiss
ibili: que
lla volta che sono andato a lett
o con una tipa che non
sapeva an
d
are a capo corr
ettamente.

La sabbia di Rio de Janeiro ha lo stesso colore della sabbia di Rio de Janeiro.

La scabbia di Rio de Janeiro dà lo stesso dolore della scabbia di Rio de Janeiro.

La rabbia di Rio de Janeiro ha lo stesso furore della rabbia di Rio de Janeiro.

L'abbia di Rio de Janeiro è lo stesso congiuntivo dell'abbia di Rio de Janeiro.

Ribellati alla dittatura, arruolati nella Resistenza, ma solo se sei un vero ohm.

I cosi lì, icosaedro.

Se fossi stato muto avrei inventato il film muto, se fossi stato cieco avrei inventato il film cieco, se fossi stato ato avrei inventato il filmato, se fossi stato Goebbels sarei stato nazista.

Un solo desiderio, re dei Longobardi.

Righe ciniche.

Ho creato un Asocial Network, un posto freddo e inospitale, con le maniglie delle porte elettrificate e in dotazione mutande di lana di vetro.

Se prendete un numero infinito di scimmie e le chiudete in una stanza davanti a un numero infinito di macchine da scrivere, complimenti.

Ho creato un Asocial Network, un posto per gente come noi che non sta più insieme ma che come noi ancora si vuol bene; amori unici, ma tanto fragili, storie vere e senza fine.

La nebbia di Rio de Janeiro non assomiglia per niente alla nebbia di Rio de Janeiro.

La nebbia di Rio de Janeiro non assomiglia per niente alla nebbia di Castiglione delle Stiviere.

La parola cerotto.

E l'azoto se ne frega.

La paura d'esser preso per mano che ne sai.

Là dove c'era l'erba ora c'è altra erba.

La parola del giorno è: Macedonia.

La Macedonia è un pezzo dell'ex-Jugoslavia.

La Macedonia è un piatto a base di pezzi di frutta.

La frutta essa ce n'è tanta in Brasile.

Come la frutta, anche Rio de Janeiro è in Brasile.

La capitale della Macedonia è Rio de Janeiro.

Se non è zuppa è pan bagnaaaAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAARRRRRRRRRRRGH!

Voglio i cruciverba con le definizioni in diagonale.

Ci sentiamo prima o poi

Leo Ortolani ha dato l'annuncio ufficiale: la storia di Rat-Man (quella editoriale, perlomeno) finirà nel settembre 2017. 122 numeri, 20 anni di pubblicazione pressoché ininterrotta a cui ne vanno aggiunti 8 passati in panchina (perché la storia originale risale al 1989, ma la testata nasce nel '97): cifre che meritano rispetto, soprattutto di questi tempi e per un fumetto italiano non-Bonelli. Il più grande supereroe italiano di sempre saluta e se ne va, lasciando orfani migliaia di lettori, e c'è già commozione nell'aria.
Non sono stato un lettore sempre fedele; ho tutti i numeri dal 49, mentre tra quelli precedenti me ne mancano diversi. Ma sono comunque un contento ed orgoglioso possessore del numero 1 di Rat-Man Collection, che in quei remoti anni usciva come allegato all'Uomo Ragno. Dopo diciannove anni di strapazzi e riletture è ormai un volumetto un po' malconcio, ma rughe a parte le pagine ci sono ancora tutte e sono tutte leggibili. E fanno ridere quasi come il primo giorno.
Ho il numero 1 di RMC nonostante non abbia mai comprato l'Uomo Ragno. Ce l'ho perché conoscevo un ragazzo che l'Uomo Ragno invece lo comprava, e così aveva scoperto Rat-Man e me l'aveva fatto conoscere, in quel lontano 1997. Stefano Guarino, di Padenghe, l'avevo conosciuto sui pullman che ci portavano a scuola a Brescia; era un ragazzone gentile e simpaticissimo e che ho visto sempre e solo ridere o perlomeno sorridere (pure quella volta in cui m'ha preso per il culo un quarto d'ora filato. Li l'avrei ammazzato, devo dire, ma è stata l'unica volta); purtroppo lo persi di vista prima ancora di diplomarmi. Mi aveva prestato il primo numero, e mi era piaciuto così tanto che mi disse "allora tienilo, te lo regalo". Stefano era così. Per anni, quando compravo un numero di Rat-Man, mi sono chiesto talvolta che fine avesse fatto.
Stefano è morto nel 2005 in un incidente stradale, a 24 anni; lo venni a sapere dal Giornale di Brescia (da cui scoprii anche che da tempo lavorava in una ditta a duecento metri scarsi da casa mia. Quando si dice che la vita è beffarda,). Da allora non ho più potuto leggere un Rat-Man senza ripensare a lui, e ho sempre pensato che una volta terminato Rat-Man avrei perso un flebile contatto con un amico che non c'era più. Beh, ora so quando sarà. Ciao Stefano.